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GUADAGNA CON L'ABC

22_15_bso_f1_342_mediumAveva fatto di tutto per farlo smettere, perchè recidesse ogni rapporto con la cocaina, soprattutto ora che c’era di mezzo un figlio di pochi mesi. Quella maledetta droga, lo stava portando alla rovina e gli aveva fatto perdere posti in locali prestigiosi dall’Alto Adige a Milano. Così quando la sera del 24 maggio, un sabato di un anno fa, Agnese Schiopetti si trovò davanti il marito nel loro appartamento di Ospitaletto, con il volto e lo sguardo che «parlavano» nuovamente di cocaina, è scoppiato un litigio. Un faccia a faccia che sarebbe stato l’ultimo.
Davide Sobacchi, oggi 29enne, strangolò con il guinzaglio del cane la moglie e dopo aver vegliato il corpo tutta notte decise di gettarlo nelle acque del lago di Iseo dove fu scorto qualche ora dopo nello specchio d’acqua anrtistante Marone. Un ritrovamento dopo il quale Davide Sobacchi crollò ammettendo ogni responsabilità.
Ieri in tribunale, a Brescia, lo chef di origine milanese, è stato condannato a 20 anni di carcere, pena mitigata dal rito abbreviato che ha abbattuto di un terzo il massimo della pena: 30 anni di reclusione. Ai vent’anni Davide Sobacchi dovrà aggiungere i due anni e 8 mesi per il tentativo di occultare il corpo della donna con la complicità del lago d’Iseo.
Davide Sobacchi era accusato di omicidio volontario, aggravato dall’uso abituale di sostanze stupefacenti e di soppressione di cadavere. Alla lettura della sentenza da parte del giudice per l’udienza preliminare Ciro Iacomino l’imputato è rimasto impassibile. Non lo ha stupito quella condanna, peraltro abbondantemente prevista nel corso dell’udienza. Evidentemente il suo legale, l’avvocato milanese Michele Passarella lo aveva preparato. Nessuna parola, nessuna reazione. Nemmeno incrociando lo sguardo del suocero, del papà di Agnese Schiopetti, che era arrivato da Rodengo Saiano per assistere alla lettura della sentenza, per capire l’epilogo di questa storia d’amore naufragata un giorno di maggio tra un appartamento di Ospitaletto e le acque limacciose del Sebino, lasciano dietro di sè, gli occhi vispi di un bambino di pochi mesi. Di un piccolo che non conoscerà mai la sua mamma e vedrà il padre nel freddo e austero parlatoio di un carcere.

Fonte: BresciaOggi

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