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GUADAGNA CON L'ABC

TRAGEDIA A PREVALLE. La vittima è Carla Ruffatto 83 anni. Ferita in modo grave la figlia Franca
Bloccato in riva al Chiese Emiliano Dolcetti, 35 anni e una vita disperata Interrogato, ha ammesso tutto sostenendo di aver fatto uso di droga

È durata poco meno di sette ore la fuga di Emiliano Dolcetti, il 35enne che ha seminato morte e orrore a Celle di Prevalle uccidendo la zia e ferendo gravemente la cugina. Poco prima delle 19 i carabinieri lo hanno fermato in paese, in riva al Chiese. Era seduto sulla sponda del fiume, i vestiti ancora sporchi di sangue. Quando ha visto i carabinieri ha cercato di scappare, si è pure gettato nel fiume, ma non ha avuto successo ed è finito in manette. Interrogato, ha ammesso le aggressioni e sostenuto di aver fatto uso di droga.
La caccia a Emiliano Dolcetti è iniziata ieri poco dopo mezzogiorno, quando nell’abitazione di via San Pietro 29 si è scoperto il delitto: nella cucina dell’appartamento a piano terra di una grossa cascina c’è il corpo senza vita di Carolina Ruffatto, per tutti Carla, vedova Dolcetti. La donna indossa una vestaglia leggera, sul tavolo è tutto pronto per il pranzo, e lei è di fianco sul pavimento, ha la testa sfondata, il nipote l’ha colpita ripetutamente con un oggetto contundente, un bastone o una spranga. Un «piede di porco» per gli esperti che hanno visto lo scempio nella cucina. A pochi metri dalla madre il corpo della figlia Franca Dolcetti, 58 anni, maestra elementare a Milano, a Prevalle per le vacanze estive. Franca è ancora viva, ma le sue condizioni sono gravi. È stata ricoverata alla Poliambulanza per gravi traumi, la sua prognosi è riservata.
IL GIALLO su quanto accaduto dura solo un battito di ciglia: non ci sono rapinatori da cercare, aggressori oscuri da individuare. Il responsabile della carneficina è da ricercare in famiglia, vive a pochi metri dalla casa del delitto, è un nipote difficile, un giovane che «si è bruciato con la droga». Basta l’indicazione di alcuni parenti, le poche parole della donna ferita, e i carabinieri indirizzano subito le indagini. A coordinare le operazioni interviene a Prevalle il comandante provinciale colonnello Marco Turchi. Il responsabile è Emiliano, un vicino l’ha visto arrivare poco prima di mezzogiorno e andarsene dopo un quarto d’ora. E durante le sue ricerche, per precauzione, viene disposto anche un servizio di protezione per alcuni parenti.
PER ENTRARE nella casa della zia, Emiliano Dolcetti ha usato uno stratagemma: «Devo consegnarti una lettera». La zia non aveva motivo di dubitare e ha fatto scattare il portone. A Dolcetti sono bastati pochi istanti per ucciderla: ha colpito con rabbia, violenza e determinazione. La cugina forse ha cercato di difendere la madre e è stata colpita pure lei con la stessa furia. Prima di colpire, Emiliano era al lavoro nell’azienda per lo stampaggio di materie plastiche del padre. Poco dopo le undici ha lasciato l’azienda: «Ciao, vado a comprare le sigarette». Sono state le ultime parole rivolte al padre che non ha sospettato nulla. Pareva che fosse tutto nella norma, che Emiliano fosse tranquillo. Anche il suo avvocato Marino Colosio l’aveva visto di recente: «L’ho visto in azienda tre giorni fa, mi pareva stesse bene». Di recente l’aveva visto anche una vicina, nei pressi dell’edicola. «Gli ho detto: fai il bravo Emi. E lui mi ha risposto “io sono sempre bravo”». Pareva non stesse male, che i suoi fantasmi non stessero stringendo il cerchio.
Ma è di tutt’altro avviso un altro parente: «L’ho visto in questi giorni, aveva una faccia che faceva paura». E pensa che qualcosa andava fatto prima anche Paolo, nipote della vittima e figlio della donna ferita. Ieri era in montagna. Doveva essere una giornata di vacanza, ma alle due è ripartito per Prevalle dopo la telefonata di alcuni familiari. A Paolo non è stata detta subito la dura verità, ma quando poco prima delle quattro è arrivato a casa ha perso il controllo. «Non avete fatto niente per fermarlo» ha urlato ai carabinieri. Un dolore irrefrenabile, che neppure tutta la compassione del mondo potrà mitigare.

Fonte Bresciaoggi

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