La famiglia di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni morto nel carcere di Regina Coeli il 22 ottobre, chiede chiarimenti al governo sulle circostanze del decesso, dopo la diffusione di fotografie scattate dopo l’autopsia che rivelano vistosi segni di violenza. Il giovane ha gli occhi pesti, fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola.
Il giovane di 31 anni è stato fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli acquedotti di Roma con 20 grammi di marijuana, poca cocaina e due pasticche che per i poliziotti sono di ecstasy, ma si scoprirà dop che sono di Rivotril, un farmaco per l’epilessia prescrittogli dal medico.
Stefano è morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell’ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti.
Alla famiglia si sono affiancati diversi parlamentari del Pd, che ha anche presentato una interrogazione.
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha affermato di aver disposto accertamenti sulla morte del giovane, riferendo testimonianze di una caduta accidentale.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per ricostruire la vicenda ed eventualmente dare un nome e un volto a chi, a due settimane dal suo arresto (Cucchi è stato catturato la notte del 15 ottobre, è morto in prigione il 22) potrebbe aver massacrato il trentenne. E magari capirne il perché, ammesso che esista.
“Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione” dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
“Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice” si legge in un corsivo di ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini.
“Uno stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici – continua il corsivo – Perché verità e legalità devono essere ‘uguali per tutti’, come la legge. E chiarezza la chiede anche Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria: “Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi”.
Pdci e Rifondazione chiedono al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di intervenire “perché un Paese civile non può permettersi l’ennesimo caso di ’sospensione’ della democrazia”. E oggi, alle 15, la federazione giovanile del Partito dei comunisti italiani, i giovani comunisti di Rifondazione comunista e l’Unione degli studenti, saranno davanti a palazzo Chigi per un sit-in: “L’opinione pubblica non può rimanere indifferente, serve il coraggio di affrontare la realtà , anche se scomoda”.
Per Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd non si può certo parlare di “caduta accidentale”: “Le foto mostrate ieri dalla famiglia, che non ha potuto vederlo neanche in ospedale, ora sono sotto gli occhi di tutti. Tutti aspettano verità sulla morte di un ragazzo di 31 anni. Noi continueremo a chiederla”. E anche per il portavoce del Pdl l’accertamento dei fatti “è interesse di tutti”.
 Su Facebook sono già una ventina i gruppi nati per rendere omaggio alla memoria di Stefano. “Nulla al mondo può giustificare queste immagini”, scrive Ketty che riassume il sentire di molti che, per lo più, esprimono un forte sentimento di rabbia.
Fonte: RaiNews24












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