«L'ho fatto per tutelare nostra figlia». La donna otterrà un permesso di soggiorno temporaneo
È stato grazie al coraggio di una donna, che si è ribellata al sistema di cui faceva parte il fidanzato, titolare di un locale notturno, che i carabinieri della compagnia San Carlo di Torino hanno sgominato un’organizzazione dedita alla vendita all’ingrosso di ingenti quantitativi di cocaina importata dalla Nigeria al capoluogo piemontese attraverso Olanda e Spagna.«L’ho fatto anche per tutelare nostra figlia di un anno e mezzo», ha spiegato agli investigatori. La giovane, una brasiliana senza permesso di soggiorno da quattro anni in Italia, è stata testimone oculare dello spaccio e non si è limitata a raccontare i fatti ai militari, ma ha anche consentito di effettuare alcune intercettazioni ambientali rivelatesi decisive nel portare a termine l’operazione, coordinata dal pubblico ministero Alessandro Sutera Sardo. Adesso si trova in una comunità protetta e ha ottenuto un permesso provvisorio per avere collaborato con le forze dell’ordine.
«Da un certo ambiente – ha commentato il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli – è possibile staccarsi e ottenere i benefici che la legge prevede per chi ha il coraggio di farlo».
Si è accertato che complessivamente venivano smerciati un chilo e mezzo di cocaina al mese di sostanza purissima, che tagliata avrebbe dava origine a 6 mila dosi, pari a un valore di 300 mila euro. A finire in manette, su ordine di custodia cautelare emesso dal gip Alessandra Bassi, sono state otto persone, mentre altre due sono ancora ricercate.
Si tratta di cinque nigeriani (tre uomini e due donne), un gabonese, un senegalese e tre italiani, questi ultimi con il ruolo di intermediari con i pusher al dettaglio, che avveniva in diversi night club della provincia. Il capo dell’organizzazione – secondo gli inquirenti – era James Richard Uhunmwangho, detto Ricky, nigeriano di 33 anni.
La droga arrivava in Italia tramite trasporto in corpore, principalmente utilizzando alcune donne che si muovevano in automobile o in bus. Secondo quanto ha raccontato la testimone che ha consentito di sgominare l’organizzazione, denunciando anche il fidanzato, il traffico andava avanti da alcuni anni.
«Il problema della droga – ha detto il colonnello Antonio De Vita, comandante provinciale dei carabinieri – è un’emergenza permanente. Non basta la repressione, ma ogni attore sociale deve dare il proprio contributo per risolverlo».
Fonte: La Stampa











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