Affossata dalla bassissima scolarizzazione universitaria, da una densità di associazioni di volontariato molto inferiore alla media nazionale, dal numero dei reati consumati sul territorio provinciale e dall’inquinamento da CO2.
Risollevata dall’alta affluenza alle urne, dal Pil pro-capite, dalla spesa per i divertimenti e dalla speranza di vita.
È una Leonessa a tinte forti, una Leonessa in bianco e nero, quella che esce dall’ultimo rapporto sulla qualità della vita. La media algebrica, però, è di un grigio piuttosto opaco: in classifica Brescia finisce in 55esima posizione su 103 provincie italiane mentre il nudo dato economico (il Pil pro-capite) la proietterebbe alla 12esima piazza assoluta, a un passo dalla top ten nazionale. In totale sono 43 le posizioni perse passando dalle performaces economiche agli indici del benessere.
L’ennesimo tentativo di riassumere in cifre la qualità della vita nelle province italiane l’ha sperimentato il Sole 24 Ore dell’edizione di ieri.
IL QUOTIDIANO economico diretto da Gianni Riotta non è nuovo a questi tentativi. Nel corso degli anni ha addirittura elaborato un proprio metodo che confluisce nel rapporto annuale sulla qualità della vita nelle province italiane. L’ultimo, presentato a dicembre 2008, aveva collocato Brescia in una deludente 53esima posizione (con 32 posizioni perse rispetto all’anno prima).
Stavolta il quotidiano milanese ha usato una soluzione diversa: ha applicato il cosiddetto metodo Stiglitz, dal nome dell’economista statunitense (Joseph Stiglitz, appunto) che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha incaricato di presiedere una commissione impegnata alla ricerca del benessere «pluridimensionale», ovvevo della definizione di nuovi indicatori della felicità . Stiglitz ha individuato otto fattori che hanno a che vedere con le condizioni materiali di vita, la salute, l’istruzione superiore, le attività personali, la partecipazione alla vita politica, i rapporti sociali, la qualità dell’ambiente, l’insicurezza economica e fisica. Al tirar delle somme Brescia risulta 55esima (sostanzialmente confermando il giudizio del Sole 24 Ore, che però utilizza un numero superiore di indicatori). Quanto alle zone a maggior tasso di benessere, l’asse Romagna-Toscana-Marche è decisamente premiato, mentre i semplici indicatori economici valorizzano l’area lombardo-emilan-trentina.
Ma veniamo a Brescia. Le migliori performances la nostra provincia le ottiene nell’affluenza alle urne (terza assoluta), nel pil pro-capite (12esima), nella spesa per gli spettacoli (17esima, grazie soprattutto alla concentrazione di discoteche sul Garda e in Franciacorta) e nella speranza di vita (38esima assoluta, con una speranza di vita di 81,4 anni. Pesaro e Treviso, con 82,5 anni, sono a portata di mano. Il fanalino di coda Napoli, con 78,9 anni, è invece staccato).
I RISULTATI peggiori Brescia li ottiene per ambiente, sicurezza e vita associata. La nostra provincia risulta 63esima nel rapporto fra anidride carbonica e valore aggiunto reale, 81esima per numero di associazioni di volontariato ogni 1.000 abitanti, 85esima per reati commessi ogni 100.000 persone. Ma il risultato peggiore riguarda il tasso di iscrizione universitaria: a Brescia solo 27 giovani su 100, con un’età compresa fra 19 e 25 anni, sono iscritti all’università . I record di Campobasso (57,9), Isernia (57,2) e l’Aquila (57,1) sono lontani. Peggio di noi fanno solo Reggio Emilia, Sondrio e Bolzano. Che sia tempo di rispolverare la polemica su Brescia «ricca e ignorante»?
Fonte: BresciaOggi












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