COMMERCIO. Scattano domani in tutti i negozi (la data è unica a livello regionale) le svendite di fine stagione, ma ci sono già vetrine che offrono la merce scontata

Commercianti divisi sui tempi C’è chi disapprova l’obbligo e chi contesta gli sconti eccessivi che «dequalificano il prodotto»
Brescia. Nei negozi semideserti del centro storico cittadino fervono i preparativi per i saldi che partiranno ufficialmente da domani mattina in tutta la Regione, un appuntamento particolarmente atteso anche e soprattutto alla luce di un periodo che, complici la crisi economica e la brutta stagione, ha visto gli affari andare piuttosto a rilento.
I commercianti sperano in una buona adesione, anche se le previsioni per la stragrande maggioranza di loro non sono propriamente rosee. «Confido nei saldi perché questi ultimi mesi sono stati davvero duri», ammette Roberta Chiari del negozio di abbigliamento Harriman di via Mazzini, che annuncia che partirà subito con gli sconti al 50 per cento, «l’unico modo per combattere una crisi che ci sta mettendo in ginocchio», spiega.
LA PERCENTUALE del 50, però, non a tutti piace: molti operatori la considerano troppo penalizzante. «Con saldi così alti si rischia di dequalificare il prodotto», spiega Nella Zanardelli del negozio «La Perla» di corso Zanardelli, che dichiara di puntare a sconti che si aggirano sul 20 -30 per cento , più equilibrati e capaci comunque di gratificare una clientela fidelizzata. Sulla stessa lunghezza d’onda si muove la titolare di «Exploit e Jolie» Francesca Zini, che dice di puntare sul fashion e sugli articoli di tendenza, mentre c’è anche chi da tempo ha deciso che i saldi non li farà : «Sui nostri articoli non rendono: meglio allestire un angolo delle occasioni in altri momenti». spiega Luisa Zani dello storico Barbanzè di via Mazzini.
Saldi, dunque, ma con caratteristiche diverse, e anche con qualche polemica. «I saldi sono un boomerang, perché in un periodo di crisi come questo le persone si abituano a comprare solo in occasione del loro arrivo e non mettono più piede in negozio negli altri periodi dell’anno», chiarisce Roberto Caprettini di «Old England Caprettini», che spiega come le vendite promozionali di gennaio siano andate benissimo mentre i successivi mesi siano stati di calma piatta e dichiara addirittura che i saldi li abolirebbe, idea condivisa anche dal titolare di «Borghini», Leonardo Lucariello.
«NON MI PIACE che si impongano i saldi, tanto più in una data anticipata come quella di quest’anno: in Trentino, dove sono più onesti, le svendite partono il 19 di luglio», spiega Lucariello, aggiungendo anche che gli articoli scontati nel suo negozio saranno davvero pochi.
Ma a tener banco, tra i negozianti, sono anche le consuete polemiche su chi anticipa la data del 3 luglio, polemiche che aprono la porta a dibattiti di più ampio respiro come quello della creazione di una data unica nazionale e della liberalizzazione del settore.
«Noi i saldi li faremo a partire dal 3 di luglio, come dovrebbe essere, e riteniamo sia poco serio che alcuni colleghi anticipino gli sconti con vetrine e pubblicità allettanti già da alcune settimane», spiegano Gabriella Caratti e Andrea Fanelli di «Five», che si dicono favorevoli all’idea dell’entrata in vigore di una data unica per tutta Italia e contrari alla liberalizzazione, un’opinione condivisa da Maurizio Rodella di «Papà Lupin» che definisce l’ipotesi come «un vero assalto alla diligenza» perché finirebbe per creare solo un esubero di prodotto.
CONTRARIO alla liberalizzazione si dice anche il direttore di Confesercenti Alessio Merigo, che preferisce puntare sull’idea di una data unica («Eviterebbe di accentuare elementi di conflittualità tra province e regioni limitrofe») e su un maggiore rispetto delle regole («La data dei saldi va mantenuta e va punito chi non la rispetta»). E se l’assessore al Marketing del Comune di Brescia Maurizio Margaroli dichiara di nutrire non poche perplessità anche sulla data unica nazionale («In ogni caso, partire il 3 luglio mi sembra troppo presto e il meccanismo del saldo va modificato, anche per evitare che tanti negozi partano con iniziative speciali di sconto riservate ai clienti più fedeli prima del periodo ufficiale»), il presidente dell’Ascom Carlo Massoletti ricorda che – sebbene sulla liberalizzazione vi siano molte e diverse correnti di pensiero – nei Paesi europei in cui è stata messa in atto si sta assistendo a fenomeni di tale cannibalismo e poca trasparenza da indurre le stesse associazioni di categoria a ripensare a leggi come la nostra.











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