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	<title>Association Business Center Blog</title>
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		<title>Da operaia a squillo per la crisi nel tessile In cella la maitresse</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:36:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Costretta dalla crisi economica a lasciare il lavoro in un laboratorio tessile una quarantenne cinese non ha trovato alternative e, grazie all&#8217;aiuto di una conoscente, è finita a Concesio, a fare la prostituta per 50 euro a prestazione, protetta da una connazionale che incassava il sessanta per cento dei guadagni. In una settimana, però, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/17_12_bso_f1_216_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15031" title="17_12_bso_f1_216_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/17_12_bso_f1_216_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Costretta dalla crisi economica a lasciare il lavoro in un laboratorio tessile una quarantenne cinese non ha trovato alternative e, grazie all&#8217;aiuto di una conoscente, è finita a Concesio, a fare la prostituta per 50 euro a prestazione, protetta da una connazionale che incassava il sessanta per cento dei guadagni. In una settimana, però, non aveva visto nemmeno un euro, lei aveva rispettato i patti e ricevuto almeno quattro clienti a pomeriggio, ma la protettrice aveva tenuto per sè l&#8217;intero compenso.<br />
La schiavitù della donna è terminata l&#8217;altro giorno quando gli uomini della Mobile, dopo aver preso un appuntamento telefonico fingendosi clienti, hanno arrestato la presunta sfruttatrice, sequestrato l&#8217;alcova e liberato la donna sfruttata. In manette con l&#8217;accusa di sfruttamento della prostituzione è finita Chumei Wang, 38 anni, clandestina.<br />
Alla donna gli investigatori della Mobile sono arrivati grazie al meticoloso lavoro di controllo che viene effettuato sulle inserzioni on line. Molti controlli, come precisato dal dirigente della Mobile Carmine Grassi, sono anche frutto di segnalazioni che arrivano soprattutto da donne che cercano, con il loro intervento, di arginare un fenomeno sempre più dilagante e che coinvolge parecchi uomini bresciani, con un notevole danno per i rapporti familiari, il conto corrente e con qualche rischio anche per la salute.<br />
IN UN ANNUNCIO una giovane donna cinese si offriva per compagnia: gli investigatori hanno contattato il numero e fissato un appuntamento. Al telefono non c&#8217;era la prostituta, ma la donna che è finita in manette. C&#8217;era anche la cinese di 38 anni nell&#8217;appartamento di Concesio, in via Zanardelli, quando si sono presentati gli uomini della Mobile che, smessi i panni dei clienti, hanno indossato l&#8217;uniforme di poliziotti. La 38enne era in casa per verificare che tutto filasse liscio, che il cliente si presentasse, che l&#8217;accordo fosse rispettato e, soprattutto, la tariffa saldata. La presunta sfruttatrice è stata quindi arrestata mentre l&#8217;appartamento è stato sequestrato e sono in corso ulteriori accertamenti per risalire al proprietario che l&#8217;ha concesso alla cittadina straniera clandestina.<br />
Nessun provvedimento nei confronti della prostituta cinese. Anzi. La donna, pure lei clandestina, in Italia da tre anni e privata del passaporto, è stata affidata a personale esperto per essere aiutata a ricostruirsi una vita. La donna ha raccontato di essere passata da Roma, Bologna e Milano e di aver lavorato in laboratori tessili, fino alla svolta «professionale» di Concesio.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>Gheddafi vuole prenotare 3.000 camere per summit in Uganda</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Roma, 17 lug. (Apcom) &#8211; Pur essendo noto per i suoi eccessi, il leader libico Muammar Gheddafi ha suscitato forte indignazione a Kampala per aver cercato di prenotare 3.040 stanze di albergo nella capitale ugandese, per il vertice dell&#8217;Unione africana della prossima settimana. &#8220;Si è scatenato il panico &#8211; ha raccontato all&#8217;Ugandan Observer una fonte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/20100717_132549_8F3E4359_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15027" title="20100717_132549_8F3E4359_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/20100717_132549_8F3E4359_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Roma, 17 lug. (Apcom)</strong> &#8211; Pur essendo noto per i suoi eccessi, il leader libico Muammar Gheddafi ha suscitato forte indignazione a Kampala per aver cercato di prenotare 3.040 stanze di albergo nella capitale ugandese, per il vertice dell&#8217;Unione africana della prossima settimana. &#8220;Si è scatenato il panico &#8211; ha raccontato all&#8217;Ugandan Observer una fonte ugandese &#8211; perchè temevano che quest&#8217;uomo potesse prenotare tutti i migliori alberghi e lasciarci nella situazione imbarazzante di accogliere i nostri ospiti in strutture di bassa categoria&#8221;. L&#8217;eccentrico leader libico dovrebbe arrivare a Kampala accompagnato da ministri, imprenditori, ma anche cuochi e segretari. Il ministro degli Esteri, Okello Henry Oryem, ha fatto sapere che il numero dei delegati al seguito di Gheddafi non costituisce un problema, avendo informato Tripoli sul fatto che Kampala si fa carico di accogliere solo tre delegati per Paese, ossia il Capo di Stato, il ministro degli Esteri e una terza persona. &#8220;Abbiamo prenotato tre stanze per ogni Paese ed è quanto offriremo, ma la Libia è libera di portare tutti i delegati che desidera, a condizione che si faccia carico della loro sistemazione&#8221;. La mossa di Gheddafi è stata letta come uno sgarbo diplomatico dal governo ugandese, che si è subito affrettato a prenotare in blocco i principali alberghi della capitale. Secondo il giornale, timori sul numero di delegati al seguito di Gheddafi erano trapelati fin dallo scorso giugno, tanto da mandare su tutte le furie il Presidente ugandese Yoweri Museveni. Grandi alleati in passato, oggi Museveni e Gheddafi si trovano spesso in disaccordo su diverse questioni. In particolare Museveni, come molti altri leader africani, si è opposto alla proposta del leader libico di accelerare il processo di integrazione del continente africano. I due leader hanno avuto un acceso scontro nel corso del vertice Ua del febbraio 2009. Sim 171319 lug 10</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>Osservatore Romano: forse scoperto un nuovo quadro di Caravaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:14:55 +0000</pubDate>
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Roma, 17 lug. (Apcom) &#8211; Forse un nuovo Caravaggio arriva a impreziosire il culmine delle celebrazioni per il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi. Lo annuncia l&#8217; Osservatore romano in apertura di prima pagina, spiegando che un Martirio di san Lorenzo è stato ritrovato a Roma tra le proprietà della Compagnia di Gesù: l&#8217;opera, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/20100717_171523_4802B34E_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15023" title="20100717_171523_4802B34E_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/20100717_171523_4802B34E_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Roma, 17 lug. (Apcom)</strong> &#8211; Forse un nuovo Caravaggio arriva a impreziosire il culmine delle celebrazioni per il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi. Lo annuncia l&#8217; Osservatore romano in apertura di prima pagina, spiegando che un Martirio di san Lorenzo è stato ritrovato a Roma tra le proprietà della Compagnia di Gesù: l&#8217;opera, la cui attribuzione non è ancora ufficiale, è all&#8217;attenzione dei critici d&#8217;arte. Michelangelo Merisi da Caravaggio è morto il 18 luglio 1610 sulla spiaggia di Porto Ercole. Il quadro, il Martirio di San Lorenzo, viene definito dal quotidiano &#8220;stilisticamente impeccabile&#8221;, anche se ovviamente saranno ulteriori indagini diagnostiche e un circostanziato approfondimento documentario, stilistico e critico a fornire le risposte. &#8220;Che il dipinto sia di grande bellezza è un fatto inequivocabile&#8221;, prosegue l&#8217;articolo, che in prima pagina riporta la fotografia del dipinto, come pure che si tratti di un caravaggesco &#8220;della primissima ora&#8221;. &#8220;Non si può fare a meno &#8211; scrive l&#8217;Osservatore Romano &#8211; di riandare col pensiero a opere come la Conversione di san Paolo, il Martirio di san Matteo o Giuditta e Oloferne&#8221;.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>Mafia/ Danneggiate le due statue di Falcone e Borsellino</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:12:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mafia/ Danneggiate le due statue di Falcone e Borsellino Erano state installate per celebrare anniversario stragi del &#8216;92
Palermo, 17 lug. (Apcom) &#8211; Sorridenti, fianco a fianco, uno seduto su una panchina con le gambe incrociate, l&#8217;altro in piedi, colto nel gesto di accendersi l&#8217;immancabile sigaretta. Queste erano le due statue in gesso, realizzate dallo scultore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/20100717_190017_79168F70_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15020" title="20100717_190017_79168F70_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/20100717_190017_79168F70_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Mafia/ Danneggiate le due statue di Falcone e Borsellino Erano state installate per celebrare anniversario stragi del &#8216;92</p>
<p><strong>Palermo, 17 lug. (Apcom)</strong> &#8211; Sorridenti, fianco a fianco, uno seduto su una panchina con le gambe incrociate, l&#8217;altro in piedi, colto nel gesto di accendersi l&#8217;immancabile sigaretta. Queste erano le due statue in gesso, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, che raffiguravano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, distrutte la notte scorsa poche ore dopo essere state installate in via Libertà a Palermo. Quando questa mattina i carabinieri le hanno trovate a terra, semidistrutte, hanno dovuto faticare non poco per contenere la rabbia di tanti palermitani indignati per quello che, come lo ha definito lo stesso sindaco Diego Cammarata, appare un &#8220;vergognoso gesto vandalico-intimidatorio&#8221;. Un episodio che getta una luce sinistra su una realtà, quella della lotta alla mafia, che proprio in questi giorni si stringe nel ricordo della strage di via D&#8217;Amelio, avvenuta il 19 luglio 1992. A supportare il lavoro dei carabinieri, che in queste ore stanno cercando di individuare gli autori di questo brutto episodio, è intervenuto anche il personale della sezione investigazioni scientifiche che ha svolto i primi rilievi tecnici. La distruzione delle due statue di Falcone e Borsellino ha sollevato immediatamente un coro unanime di indignazione, a cominciare dal presidente del Senato Renato Schifani che ha posto l&#8217;accento sull&#8217;inaudita &#8220;gravità&#8221; del fatto &#8220;che scuote le coscienze di quanti credono fermamente nei valori della Legalità e della Democrazia&#8221;. Alle parole di Schifani hanno fatto eco quelle del presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo per il quale oltre alla gravità dell&#8217;episodio, è da condannare &#8220;la mancanza di consapevolezza del prezzo pagato dal Paese per garantire a tutti valori preziosi come la libertà e la democrazia contro la mafia&#8221;. Accanto alla due statue, presentate la prima volta lo scorso 23 maggio per celebrare l&#8217;anniversario della strage di Capaci, lo scultore Domina aveva installato un pannello con sopra scritto: &#8220;Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole, nell`allegria, nell`amicizia, fra la loro gente&#8221;; stamani, accanto a quei poveri rottami di gesso, qualcuno, una ragazza, ha voluto lasciare dei fiori ed un biglietto. Un messaggio che racchiude in una frase, senza giri di parole, la risposta di una città intera: &#8220;Per chi l&#8217;ha fatto, fate schifo!&#8221;.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>Massacra l&#8217;anziana zia Catturato dopo la fuga</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TRAGEDIA A PREVALLE. La vittima è Carla Ruffatto 83 anni. Ferita in modo grave la figlia Franca
Bloccato in riva al Chiese Emiliano Dolcetti, 35 anni e una vita disperata Interrogato, ha ammesso tutto sostenendo di aver fatto uso di droga
È durata poco meno di sette ore la fuga di Emiliano Dolcetti, il 35enne che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/18_6_bso_f1_137_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15016" title="18_6_bso_f1_137_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/18_6_bso_f1_137_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>TRAGEDIA A PREVALLE. La vittima è Carla Ruffatto 83 anni. Ferita in modo grave la figlia Franca<br />
Bloccato in riva al Chiese Emiliano Dolcetti, 35 anni e una vita disperata Interrogato, ha ammesso tutto sostenendo di aver fatto uso di droga</p>
<p>È durata poco meno di sette ore la fuga di Emiliano Dolcetti, il 35enne che ha seminato morte e orrore a Celle di Prevalle uccidendo la zia e ferendo gravemente la cugina. Poco prima delle 19 i carabinieri lo hanno fermato in paese, in riva al Chiese. Era seduto sulla sponda del fiume, i vestiti ancora sporchi di sangue. Quando ha visto i carabinieri ha cercato di scappare, si è pure gettato nel fiume, ma non ha avuto successo ed è finito in manette. Interrogato, ha ammesso le aggressioni e sostenuto di aver fatto uso di droga.<br />
La caccia a Emiliano Dolcetti è iniziata ieri poco dopo mezzogiorno, quando nell&#8217;abitazione di via San Pietro 29 si è scoperto il delitto: nella cucina dell&#8217;appartamento a piano terra di una grossa cascina c&#8217;è il corpo senza vita di Carolina Ruffatto, per tutti Carla, vedova Dolcetti. La donna indossa una vestaglia leggera, sul tavolo è tutto pronto per il pranzo, e lei è di fianco sul pavimento, ha la testa sfondata, il nipote l&#8217;ha colpita ripetutamente con un oggetto contundente, un bastone o una spranga. Un «piede di porco» per gli esperti che hanno visto lo scempio nella cucina. A pochi metri dalla madre il corpo della figlia Franca Dolcetti, 58 anni, maestra elementare a Milano, a Prevalle per le vacanze estive. Franca è ancora viva, ma le sue condizioni sono gravi. È stata ricoverata alla Poliambulanza per gravi traumi, la sua prognosi è riservata.<br />
IL GIALLO su quanto accaduto dura solo un battito di ciglia: non ci sono rapinatori da cercare, aggressori oscuri da individuare. Il responsabile della carneficina è da ricercare in famiglia, vive a pochi metri dalla casa del delitto, è un nipote difficile, un giovane che «si è bruciato con la droga». Basta l&#8217;indicazione di alcuni parenti, le poche parole della donna ferita, e i carabinieri indirizzano subito le indagini. A coordinare le operazioni interviene a Prevalle il comandante provinciale colonnello Marco Turchi. Il responsabile è Emiliano, un vicino l&#8217;ha visto arrivare poco prima di mezzogiorno e andarsene dopo un quarto d&#8217;ora. E durante le sue ricerche, per precauzione, viene disposto anche un servizio di protezione per alcuni parenti.<br />
PER ENTRARE nella casa della zia, Emiliano Dolcetti ha usato uno stratagemma: «Devo consegnarti una lettera». La zia non aveva motivo di dubitare e ha fatto scattare il portone. A Dolcetti sono bastati pochi istanti per ucciderla: ha colpito con rabbia, violenza e determinazione. La cugina forse ha cercato di difendere la madre e è stata colpita pure lei con la stessa furia. Prima di colpire, Emiliano era al lavoro nell&#8217;azienda per lo stampaggio di materie plastiche del padre. Poco dopo le undici ha lasciato l&#8217;azienda: «Ciao, vado a comprare le sigarette». Sono state le ultime parole rivolte al padre che non ha sospettato nulla. Pareva che fosse tutto nella norma, che Emiliano fosse tranquillo. Anche il suo avvocato Marino Colosio l&#8217;aveva visto di recente: «L&#8217;ho visto in azienda tre giorni fa, mi pareva stesse bene». Di recente l&#8217;aveva visto anche una vicina, nei pressi dell&#8217;edicola. «Gli ho detto: fai il bravo Emi. E lui mi ha risposto &#8220;io sono sempre bravo&#8221;». Pareva non stesse male, che i suoi fantasmi non stessero stringendo il cerchio.<br />
Ma è di tutt&#8217;altro avviso un altro parente: «L&#8217;ho visto in questi giorni, aveva una faccia che faceva paura». E pensa che qualcosa andava fatto prima anche Paolo, nipote della vittima e figlio della donna ferita. Ieri era in montagna. Doveva essere una giornata di vacanza, ma alle due è ripartito per Prevalle dopo la telefonata di alcuni familiari. A Paolo non è stata detta subito la dura verità, ma quando poco prima delle quattro è arrivato a casa ha perso il controllo. «Non avete fatto niente per fermarlo» ha urlato ai carabinieri. Un dolore irrefrenabile, che neppure tutta la compassione del mondo potrà mitigare.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>Auto contro l&#8217;albero, morte madre e figlia</title>
		<link>http://www.abcabc.it/blog/cronaca-locale/auto-contro-lalbero-morte-madre-e-figlia/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca Locale]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo_gierreti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non si arresta il tributo di sangue sulle strade bresciane: questa volta a perdere la vita in un incidente stradale sono state una madre e la figlia adolescente. Nel terribile incidente, ieri pomeriggio lungo la strada provinciale numero 9 Quinzanese, sono decedute due giovani donne di Quinzano, Ilenia Torri di 39 anni ed Erika Farina, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/18_17_bso_f1_364_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15012" title="18_17_bso_f1_364_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/18_17_bso_f1_364_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Non si arresta il tributo di sangue sulle strade bresciane: questa volta a perdere la vita in un incidente stradale sono state una madre e la figlia adolescente. Nel terribile incidente, ieri pomeriggio lungo la strada provinciale numero 9 Quinzanese, sono decedute due giovani donne di Quinzano, Ilenia Torri di 39 anni ed Erika Farina, 15enne, rispettivamente madre e figlia.<br />
L&#8217;incidente mortale è accaduto ieri pomeriggio intorno alle ore 14,30 lungo il rettilineo della sp 9 Quinzanese, l&#8217;arteria stradale che collega Quinzano al vicino Comune di San Paolo, a circa un chilometro dal centro commerciale «Bennet».<br />
Ilenia Torri era alla guida di una Ford CMax, e a fianco della mamma sedeva la figlia Erika: insieme si stavano recando da Quinzano in direzione dell&#8217;ospedale di Manerbio, per fare una visita all&#8217;anziana nonna di Ilenia Torri, ricoverata in gravi condizioni.<br />
Improvvisamente Ilenia Torri, circa a metà del rettilineo, ha perso il controllo della sua vettura: l&#8217;automobile è sbandata dapprima rovinosamente a destra della carreggiata, lasciando evidenti sul terreno i segni dei penumatici, andando poi a impattare violentemente contro uno degli alberi che fiancheggia la strada provinciale.<br />
L&#8217;URTO è stato violentissimo e la Ford si è letteralmente accartocciata attorno all&#8217;albero, riducendosi ad un ammasso di lamiere; a testimonianza della violenza dell&#8217;impatto, secondo i primi rilievi della Polizia stradale di Montichiari, c&#8217;è il motore della vettura, che si è staccato dagli ancoraggi ed è volato a circa cinquanta metri dal punto in cui l&#8217;auto è andata a sbattere; il motore infatti è stato recuperato sul fondo di una roggia che costeggia la carreggiata della Quinzanese.<br />
I corpi di Ilenia Torri e di sua figlia sono rimasti intrappolati nelle lamiere contorte della vettura, ed il violentissimo impatto contro l&#8217;albero ha provocato lo schiacciamento dell&#8217;automobile proprio dal lato di guida, dividendo quasi in due la vettura e non dando alcuno scampo a madre e figlia; tutto all&#8217;intorno sul manto stradale sono volati pezzi della carrozzeria.<br />
Alcuni automobilisti che transitavano in quella zona hanno lanciato immediatamente l&#8217;allarme al 118. Dalla sala operativa è stata fatta alzare in volo l&#8217;eliambulanza, che in pochi minuti è giunta sul luogo dell&#8217;incidente. Ma purtroppo per le due giovani donne non c&#8217;era più niente da fare: troppo gravi le ferite riportate nel terribile urto. Al medico del 118 non è rimasto che constatarne l&#8217;avvenuto decesso, che con ogni probabilità è stato istantaneo.<br />
Sul posto sono pure giunti i Vigili del fuoco di Orzinuovi, che hanno dovuto lavorare a lungo per estrarre i corpi delle due vittime, incastrate nell&#8217;automobile distrutta.<br />
Le salme di Ilenia Torri e Erika Farina sono state ricomposte presso la sala mortuaria del cimitero di Quinzano, a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria.<br />
Per recuperare il mezzo incidentato è servito l&#8217;interevento di un&#8217; autogru del 115 di Brescia.<br />
La strada è rimasta chiusa al traffico per circa tre ore, per consentire le operazioni ai mezzi di soccorso; lunghe code si sono formate in entrambi i sensi di marcia.<br />
La dinamica dell&#8217;incidente è ora al vaglio della Polizia stradale di Montichiari, intervenuta sul posto per i rilievi di legge, coadiuvata dai carabinieri della stazione di Borgo San Giacomo. Certo è che quel rettilineo è una strada maledetta, già costellata di croci.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>PRONTA LA MANOVRA</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 17:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
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		<description><![CDATA[PER I PROSSIMI  4 MESI, 5 COMUNI ALLA SETTIMANA, PRESENTERANNO RICHIESTA DI SECCESSIONE O DI PASSAGGIO ALLE REGIONI A STATUTO SPECIALE.
LETTERA APERTA
st1\:*{behavior:url(#ieooui) } 
Esimio Sig. 
Dott. On. Silvio Berlusconi 
Presidente del Consiglio dei Ministri 
Palazzo Chigi 
Piazza Colonna, n. 370 
00187 Roma                         
Bagolino, li 21-06-2010 
Oggetto: - Lettera pubblica aperta di richiesta di aiuto dei 450 Comuni di Confine. -  
                    Scrive il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>PER I PROSSIMI  4 MESI, 5 COMUNI ALLA SETTIMANA, PRESENTERANNO RICHIESTA DI SECCESSIONE O DI PASSAGGIO ALLE REGIONI A STATUTO SPECIALE.</h2>
<h2>LETTERA APERTA</h2>
<p><object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D"></object>st1\:*{behavior:url(#ieooui) } </p>
<p>Esimio Sig. </p>
<p>Dott. On. Silvio Berlusconi </p>
<p>Presidente del Consiglio dei Ministri </p>
<p>Palazzo Chigi </p>
<p>Piazza Colonna, n. 370 </p>
<p>00187 Roma                         </p>
<p>Bagolino, li 21-06-2010 </p>
<p>Oggetto: <strong>-</strong> <strong>Lettera pubblica aperta di richiesta di aiuto dei 450 Comuni di Confine. -</strong><strong> </strong> </p>
<p><strong>                    Scrive il Presidente Ass.Comi.Conf. </strong><strong>Marco Scalvini</strong> </p>
<p>Egregio Sig. Presidente, </p>
<p>Poiché è da tempo che scrivo a Lei ed ai Suoi Ministri e non ho mai ricevuto una risposta, ho pensato che forse con una “lettera aperta” magari gentilmente ospitata su qualche giornale, riuscirò finalmente a richiamare la Sua attenzione. </p>
<p>Mi rendo conto dei Suoi numerosissimi impegni, dell’alto livello politico delle tematiche cui Lei deve dare priorità e le innumerevoli richieste che quotidianamente Le pervengono…. mi creda…. sono assolutamente consapevole di cosa comporta il Suo ruolo istituzionale in termini di impegno e di tempo. </p>
<p>Proprio per questa consapevolezza, provo ad affidarmi a questa “lettera aperta” per ottenere soddisfazione e dignità nei confronti delle popolazioni delle 450 Comunità di Confine. </p>
<p>Sono Marco Scalvini, ed ho l’onore di essere il Presidente della Associazione dei Comuni di Confine (ASS.COMI.CONF.), <strong>quei 450 Comuni del Nord Italia che fanno da confine tra le Regioni Ordinarie del Piemonte, Lombardia e Veneto e le Regioni a Statuto Speciale, Provincie Autonome ed i Comuni Frontalieri della Svizzera</strong>. </p>
<p>Sono 2.500.000 abitanti che vivono in montagna ed in territori disagiati che subiscono la presenza e confinanza con i Comuni delle ricche Regioni e Provincie autonome. </p>
<p><strong>Ogni giorno vediamo i nostri ragazzi, giovani coppie, lasciare le proprie famiglie per trasferirsi nei vicini Comuni dei Territori Autonomi per ottenere i contributi per la costruzione della prima casa, migliaia di piccole aziende artigiane che chiudono le partite IVA per riaprirle a pochi centinaia di metri oltre il confine per usufruire di agevolazioni, sostegni economici e finanziamenti a fondo perduto per le proprie attività.</strong><strong> </strong> </p>
<p><strong>Noi siamo quei Comuni che vedono la chiusura degli asili e delle scuole perché è più conveniente portare i bambini oltre confine anziché farli crescere nei propri paesi.</strong><strong> </strong> </p>
<p>450 Comuni che vedono la popolazione invecchiare con intere montagne e vallate abbandonate. </p>
<p>I nostri paesi sono quelli che distano dal primo ospedale 60/70 Km, che non hanno centri commerciali, grandi biblioteche e scuole secondarie con i costi della vita maggiorati dal voler vivere nei paesi dove tutto costa di più, ma le buste paga sono uguali a chi vive in una fortunata città in grado di offrire tutto. </p>
<p>Da buon padre di famiglia ogni Sindaco vive con preoccupazione il lento morire dei nostri Paesi con una ingiusta rassegnazione che cancella il diritto a sentirsi cittadini uguali e con le stesse opportunità di cui gli altri godono. </p>
<p>Lei condividerà sicuramente che non è pensabile e moralmente accettabile far subire alla propria gente uno  stile di vita basato su duri sacrifici e di basso livello socio economico. </p>
<p><strong>È umiliante e desolante per un Sindaco dover sempre dire di no ai suoi cittadini, che spesse volte chiedono solamente ciò che è di loro diritto, ma viene negato per la mancanza di attenzione e sensibilità della “lontana politica di Roma”.</strong><strong> </strong> </p>
<p>Ogni giorno constatiamo e subiamo <strong>la distanza tra i nostri “Paesi Reali” ed il “Paese dei Balocchi”</strong> dei Politici che puntualmente ci visitano in campagna elettorale per dimenticarci a risultato ottenuto. </p>
<p>Proprio per questo costante disinteresse, la nostra gente ha cominciato ad emigrare nelle vicine confinanti e ricche Regioni Autonome…. Dalla nostra Africa alla autonomia dell’America, risolvendo i propri problemi con una nuova residenza rilasciata a 500 metri dal paese natio. </p>
<p>Stanchi, ma non rassegnati e giustamente indignati, <strong>abbiamo fondato nel 2005 l’Ass.Comi.Conf. che dai primi 48 Comuni fondatori oggi rappresenta un’area di 450 Comuni</strong> con lo scopo di unire il nostro urlo, farsi sentire e portare a Roma le nostre istanze, far conoscere i nostri disagi e chiedere il rispetto al diritto di poter vivere. </p>
<p>Ecco perché Le ho scritto più volte, <strong>ecco perché chiedo il Suo aiuto, ecco perché il 25 Giugno scenderemo dalle nostre valli e da tutto il nord Italia e verremo davanti a casa Sua ad Arcore</strong> bussando alla Sua porta, chiedendo la Sua ospitalità. </p>
<p>Quaranta pullman, scuolabus, decine di auto e tanta brava gente… Fasce tricolori e gonfaloni dei nostri Comuni che verranno a chiederLe dignità, rispetto e considerazione. </p>
<p>A Lei l’occasione per dimostrare quanto possa essere nobile la politica ed il valore delle Istituzioni, ben sapendo <strong>che non è l’Istituzione che da prestigio all’uomo, ma è l’uomo che da prestigio alle Istituzioni.</strong> </p>
<p>Nell’attesa di un Suo cortese riscontro e con la speranza di averLa nostro ospite per un pranzo “contadino”, venerdì 25 giugno in Viale San Martino, Le porgo i miei più distinti ossequi. </p>
<p>Il Presidente </p>
<p>Marco Scalvini<br />
 </p>
<h2> </h2>
<p>  </p>
<p>L’ ASS.COMI.CONF. ha l’obiettivo di riunire tutti quei Comuni Piemontesi, Lombardi e Veneti, posti a confine con le Regioni a Statuto Speciale Valle d&#8217;Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia  e per quelli confinanti con la Svizzera e l&#8217;Austria in un unico fronte comune per il riconoscimento politico economico dei disagi derivanti dalla confinanza. È la prima volta che si realizza concretamente un progetto di unione e associazionismo tra i Comuni che appartengono a Regioni e Province diverse, su un territorio che si distribuisce sul oltre 600 Km. di distanza, con Amministratori Comunali trasversalmente appartenenti a tutti gli schieramenti politici. Un unico denominatore comune, apparentemente ininfluente ma che nella realtà risulta determinante nella drammatica convivenza ravvicinata con i facoltosi Comuni Trentini, Friulani, Valdostani e i meno abbienti Comuni delle Regioni a sistema ordinario. Lombardia Piemonte e Veneto, 440 Comuni, oltre 1.300.000 residenti, due delegati per ogni Provincia neoeletti a costituire il Coordinamento dell’ASS. COMICONF con sede in Brescia che nel suo Presidente Marco Scalvini ha raccolto l’unanime consenso alla elezione di Coordinatore. Marco Scalvini, geometra, ex Sindaco di Bagolino (BS), Membro del Comitato delle Regioni dell’U.E. a Bruxelles, in rappresentanza dell’ANCI dal gennaio 2006. Ideatore, promotore e realizzatore dell’Associazione dal 2005 sale alla ribalta delle cronache politiche per l’acceso confronto con il Presidente della Regione Lombardia minacciando un Referendum di annessione al Trentino.</p>
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		<title>La banda del Bancomat non dà tregua, altri tre arresti</title>
		<link>http://www.abcabc.it/blog/varie/la-banda-del-bancomat-non-da-tregua-altri-tre-arresti/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 05:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ENNESIMO COLPO. A Ospitaletto i carabinieri sorprendono tre romeni nelle vicinanze di uno sportello
Determinante la segnalazione al «112» di un cliente della banca che prima del prelievo aveva notato qualcosa di anomalo allo sportello
I carabinieri l&#8217;hanno definita «la banda della domenica» perché principalmente nei fine settimana, con gli sportelli chiusi e i bancomat colmi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/14_18_bso_f1_377_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15004" title="14_18_bso_f1_377_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/14_18_bso_f1_377_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;ENNESIMO COLPO. A Ospitaletto i carabinieri sorprendono tre romeni nelle vicinanze di uno sportello<br />
Determinante la segnalazione al «112» di un cliente della banca che prima del prelievo aveva notato qualcosa di anomalo allo sportello</p>
<p>I carabinieri l&#8217;hanno definita «la banda della domenica» perché principalmente nei fine settimana, con gli sportelli chiusi e i bancomat colmi di banconote, i clonatori entrano in azione. Installano le apparecchiature, attendono l&#8217;arrivo dei clienti che effettuano il prelievo, carpiscono i codici che inseriscono su bande magnetiche, riproducono i tesserini e a loro vola effettuano prelievi ai bancomat o acquisti in negozi o centri commerciali. Semplice e devastante.<br />
SPECIALISTI nel settore, i «pirati informatici» giungono principalmente dall&#8217;Est europeo. «Romeni e bulgari soprattutto» affermano i carabinieri che domenica hanno «disinnescato» uno skimmer, uno di quegli aggeggi infernali che copiano i codici, alla Bcc di Coccaglio (quest&#8217;anno è la terza volta che viene presa di mira) e arrestato tre romeni in via Franchi a Ospitaletto. Avevano puntato gli occhi sul bancomat del Credito cooperativo e attendevano clienti quando i carabinieri li hanno bloccati.<br />
A dare l&#8217;allarme è stato un uomo che ha notato qualcosa di anomalo nello sportello. Preziosa la segnalazione al «112». I carabinieri di Ospitaletto hanno iniziato a controllare con discrezione il bancomat, annotando in più occasioni il passaggio di una Marea che si avvicinava e poi ripartiva. Alle 22 di domenica il blitz che ha portato alla cattura dei tre ladri, stavano avvicinandosi alla banca per ritirare l&#8217;apparecchiatura che doveva rubare i codici.<br />
NON SAPEVANO i tre romeni M.A., di 23 anni; N.A., di 22 e G.S., di 27 &#8211; le generalità complete non sono state rese note &#8211; che i militari avevano evitato i prelievi allontanando i clienti che si avvicinavano. Con un anziano è nata anche una discussione. «Se non si possono prendere soldi, mettete un cartello» aveva protestato all&#8217;invito di non usare il bancomat, con il rischio di compromettere l&#8217;operazione dei carabinieri.<br />
E così i tre giovani immigrati sono stati arrestati, sorpresi con le mani nel sacco. Sulla «Marea» avevano altre apparecchiature, tesserini Bancomat ancora vergini e altri già pronti e 500 euro in banconote da 20 e 50 euro frutto di un prelievo appena fatto a spese di un cliente.<br />
ORA SONO IN CARCERE a Brescia in attesa del processo. Rischiano da uno a 5 anni. Ma loro colleghi, nei mesi scorsi, dopo la sentenza sono stati rilasciati. Tutti e tre hanno precedenti per furti commessi in Italia. Potrebbero far parte di una banda specializzata.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>Sui camion prima i rifiuti tossici poi il mais</title>
		<link>http://www.abcabc.it/blog/cronaca-locale/sui-camion-prima-i-rifiuti-tossici-poi-il-mais/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 05:50:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[SALUTE A RISCHIO. Clamorosa svolta nelle indagini dei Nas. Seguendo i viaggi degli autocarri con scorie da Acerra a Brescia individuato un commercio parallelo
Sono stati denunciati 21camionisti e un addetto al lavaggio di Lonato. Sequestrati 20 semi-rimorchi Gli alimenti erano destinati ad aziende del Meridione
All&#8217;andata da Acerra a Brescia i camion trasportavano scorie dell&#8217;inceneritore che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/14_6_bso_f1_153_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15001" title="14_6_bso_f1_153_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/14_6_bso_f1_153_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>SALUTE A RISCHIO. Clamorosa svolta nelle indagini dei Nas. Seguendo i viaggi degli autocarri con scorie da Acerra a Brescia individuato un commercio parallelo<br />
Sono stati denunciati 21camionisti e un addetto al lavaggio di Lonato. Sequestrati 20 semi-rimorchi Gli alimenti erano destinati ad aziende del Meridione</p>
<p>All&#8217;andata da Acerra a Brescia i camion trasportavano scorie dell&#8217;inceneritore che dovevano essere smaltite dalla Systema Ambiente in località Bettole. Tutto regolare e con tanto di autorizzazione. I problemi nascevano al ritorno in Campania, nonostante i viaggi fossero pagati dallo Stato: le cisterne, dopo un rapido lavaggio a Lonato, anziché essere sanificate, venivano riempite di mangime per animali destinato ad aziende del meridione. E così il mais, come accertato dagli investigatori del Nas di Brescia, fortemente contaminato dai residui tossici finiva nella catena alimentare.<br />
L&#8217;INDAGINE iniziata a dicembre ha concluso la prima fase nei giorni scorsi con diversi sequestri su ordine della magistratura di Padova dato che in Veneto, a Cittadella e a Treviso, i Nas hanno fermato i camion che trasportavano mais in Campania: 80 i quintali di sementi che sarebbero stati macinati per essere destinati ai bovini posti sotto sequestro e che verranno distrutti.<br />
È stato denunciato il bresciano che a Lonato gestisce il lavaggio per camion che, secondo quanto accertato dai Nas, disperdeva sostanze pericolose nell&#8217;ambiente. Denunce anche per 21 camionisti dipendenti di una ditta di Maddaloni (Caserta), la Ve.Ca sud autotrasporti.<br />
NON SONO STATE accertate responsabilità, come ha sottolineato il comandante del Nas di Brescia Giuseppe Scaletta, nei confronti dell&#8217;azienda di autotrasporti, della Systema Ambiente che smaltisce il materiale e delle ditte che vendevano i mangimi.<br />
I primi sospetti i Nas li hanno avuti indagando mesi fa nel comparto alimentare degli sfarinati con controlli e sequestri anche in alcuni pastifici del sud Italia.<br />
È stato scoperto, pedinando alcuni camion diretti a Brescia, che una volta scaricato il materiale tossico, i mezzi ripartivano «pieni», anzichè vuoti, alla volta di Acerra.<br />
I camionisti caricavano merce varia, dalle farine al mais proponendo prezzi concorrenziali. Potevano abbassare e non di poco le tariffe creando problemi tra i colleghi che si trovavano così spiazzati.<br />
E&#8217; stato così possibile apprendere che era prassi diffusa ripartire carichi dalla Lombardia alla volta del Sud senza provvedere alla pulizia delle cisterne. Bastava un rapido lavaggio e sostituire i cartelli che indicavano il trasporto di «merci pericolose». Per mesi il «gioco» è riuscito a scapito della salute pubblica.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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		<title>Trovato morto nel canale in Olanda</title>
		<link>http://www.abcabc.it/blog/cronaca-locale/trovato-morto-nel-canale-in-olanda/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 05:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca Locale]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo_gierreti]]></category>

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		<description><![CDATA[ARTOGNE. Dopo un breve soggiorno in Germania, lo spostamento nei Paesi Bassi, poi più nessuna notizia. Venerdì l&#8217;avviso del Consolato
Il corpo di Alessandro Andreoli, 33 anni, scoperto ad Amsterdam anche se la Polizia non conferma il luogo del ritrovamento. Dall&#8217;autopsia le cause del decesso
Drammatica morte per un 33enne di Artogne, Alessandro Andreoli, il cui corpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/13_17_bso_f1_359_medium.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14997" title="13_17_bso_f1_359_medium" src="http://www.abcabc.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/13_17_bso_f1_359_medium-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ARTOGNE. Dopo un breve soggiorno in Germania, lo spostamento nei Paesi Bassi, poi più nessuna notizia. Venerdì l&#8217;avviso del Consolato<br />
Il corpo di Alessandro Andreoli, 33 anni, scoperto ad Amsterdam anche se la Polizia non conferma il luogo del ritrovamento. Dall&#8217;autopsia le cause del decesso</p>
<p>Drammatica morte per un 33enne di Artogne, Alessandro Andreoli, il cui corpo è stato ritrovato senza vita in un canale di Amsterdam il 2 luglio scorso. Essendo privo di documenti, ci sono voluti alcuni giorni prima che la Polizia locale riuscisse a risalire all&#8217;identità del giovane, grazie alle impronte digitali. Fatale coincidenza, un altro giovane italiano, cuoco di professione, era stato rinvenuto morto nella capitale olandese in circostanze simili pochi giorni dopo e le notizie convulse del primo momento stavano accavallandosi, rischiando di provocare uno scambio di identità.<br />
LACONICA la nota della Polizia olandese al consolato italiano di Amsterdam l&#8217;8 luglio: è stato trovato un cadavere che potrebbe essere di un cittadino italiano. Poi l&#8217;identificazione con Alessandro Andreoli nato il 10 febbraio 1977, residente ad Artogne.<br />
Nulla di più, nulla di meno, nemmeno il ritrovamento in un canale è un elemento ufficiale, anche se dalle indiscrezioni sembra comunque che il decesso sia dovuto ad una causa violenta. Ad Amsterdam spiegano che la Polizia non dà mai molte spiegazioni fino alla chiusura delle indagini; è già capitato in passato alle autorità consolari italiane di essere invitate a non disturbare il lavoro degli investigatori. La comunicazione alla famiglia, attraverso il Consolato, è arrivata nella giornata di venerdì 9 luglio, portata dai Carabinieri di Artogne.<br />
Fino ad una ventina di giorni fa il giovane aveva frequentato i parenti, poi era partito per la Germania da dove ogni tanto si faceva sentire telefonicamente. Solo negli ultimi giorni si era eclissato ed aveva interrotto i collegamenti telefonici con il padre che avrebbe voluto rientrasse in Italia, ma senza esito. Alcuni giorni di silenzio, poi la ferale notizia, che ad Artogne si è immediatamente diffusa sia perché il 33enne apparteneva ad un ceppo familiare numeroso e molto conosciuto in paese, sia perché il padre è assessore ai lavori pubblici e noto imprenditore edile. Il papà Giuseppe e la sorella Federica sono partiti ieri mattina alla volta di Amsterdam per poter vedere per l&#8217;ultima volta il caro congiunto ed espletare le pratiche per il rientro della salma. Ultimamente Alessandro non aveva fatto mistero di voler essere cremato. Quanto alle cause della morte, se per la polizia olandese si tratta di morte violenta toccherà ora all&#8217;autopsia indicarne le origini, annegamento o altro.<br />
ALESSANDRO Andreoli ha avuto una vita piuttosto travagliata e segnata da momenti difficili: a sei anni ha perso la mamma, anche lei scomparsa tragicamente in un canale idroelettrico, poi da adolescente i primi sbandamenti, la voglia di rimediare grazie all&#8217;inserimento in alcune comunità e all&#8217;affetto dei famigliari che lo hanno sempre incoraggiato. Per chi lo conosceva, Alessandro aveva un viso e modi di fare molto dolci, tranquilli, dietro ai quali probabilmente celava le sue angosce. Solo nei prossimi giorni si saprà quando le autorità olandesi consentiranno il rientro della salma ad Artogne per l&#8217;ultimo saluto della comunità.</p>
<p>Fonte Bresciaoggi</p>
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